La Basilica di San Francesco, costruita dopo la morte del santo
La Basilica di San Francesco, costruita dopo la morte del santo — foto: Terragio67 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ad Assisi la storia di San Francesco non è un racconto da leggere: è una geografia da attraversare. I luoghi in cui è nato, ha rotto con la sua vita precedente, ha radunato i primi compagni, si è ritirato a pregare ed è morto stanno tutti dentro un raggio di pochi chilometri, fra la collina e la valle. Si possono vedere in una giornata piena, ma conviene distribuirli con calma su due o tre: il senso di questi posti sta anche nel tempo che ci si passa.

La città dove tutto è cominciato

Francesco nasce ad Assisi alla fine del XII secolo, figlio di un mercante di stoffe, in una città murata che vive di commercio e di rivalità fra fazioni. La sua prima vita è quella di un giovane benestante: le brigate, le feste, il sogno della cavalleria, la guerra contro la città vicina e la prigionia. È dentro queste mura, lungo queste strade in salita, che matura la rottura.

Del suo mondo la città conserva ancora molto. La cattedrale di San Rufino, dove secondo la tradizione fu battezzato, sta nella parte alta con la sua facciata romanica; la piazza principale, con il tempio romano riadattato a chiesa, era già allora il centro della vita cittadina; la Basilica di Santa Chiara custodisce la memoria della donna che di quella scelta fu la compagna di strada più radicale. Camminare per Assisi con questo sfondo in testa cambia il modo di guardarla: non è una città-museo, è la scena di una storia.

La Porziuncola e San Damiano

Giù in valle, a circa 6 km da noi, c'è il luogo che i francescani considerano il più caro di tutti: la Porziuncola, la piccola chiesa che Francesco restaurò con le proprie mani e che divenne il centro della prima comunità. Qui accolse Chiara, qui tornò a morire, nella capanna vicina. Nei secoli successivi le è stata costruita attorno l'enorme basilica di Santa Maria degli Angeli, che oggi la contiene: entrare in una navata monumentale e trovarci in mezzo una cappellina di pietra grezza è un contrasto che colpisce chiunque.

Poco fuori le mura, sul versante che guarda la pianura, si raggiunge San Damiano. È la chiesetta davanti al cui crocifisso, secondo il racconto, Francesco ricevette l'invito a riparare la casa in rovina, e lui lo prese alla lettera. Più tardi divenne il monastero di Chiara e delle sue compagne, e qui la tradizione colloca la composizione del Cantico delle Creature. Il luogo ha conservato una semplicità quasi disarmante: chiostro piccolo, ambienti spogli, ulivi tutt'intorno e il silenzio, che è la cosa che si ricorda più a lungo.

Rivotorto e l'Eremo delle Carceri

Nella piana, poco distante da noi, sorge il santuario di Rivotorto. Qui la tradizione colloca il tugurio, il ricovero poverissimo in cui Francesco e i primi compagni vissero agli inizi. Dentro la chiesa ottocentesca è custodita la costruzione in pietra che ne conserva la memoria: una sequenza di stanze minuscole, basse, essenziali. È il luogo che più di ogni altro racconta cosa volesse dire, concretamente, quella scelta di povertà.

Il rovescio della medaglia sta in alto, sul fianco del Subasio: l'Eremo delle Carceri, a circa 9 km, dove Francesco e i suoi salivano a pregare in solitudine. La parola “carceri” non ha nulla a che vedere con la prigione: indicava i luoghi appartati in cui ci si ritirava, le grotte naturali della montagna. Attorno alle grotte è cresciuto nei secoli un piccolo convento incassato nella roccia, circondato da un bosco di lecci secolari e attraversato dall'alveo di un torrente. Si scende per scalette strette, ci si affaccia sul burrone, si cammina fra alberi enormi: il contrasto con la città è totale.

Consiglio pratico: questi sono luoghi di culto e di preghiera, non attrazioni turistiche. Servono spalle e gambe coperte, voce bassa e attenzione ai momenti liturgici, che hanno la precedenza. Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono i momenti migliori: meno gente, luce migliore e la possibilità di sentire il silenzio per cui questi posti sono nati.

La Basilica e la Via di Francesco

La Basilica di San Francesco, a circa 7 km da noi e dieci minuti d'auto, è l'ultimo capitolo e insieme il più imponente. Non esisteva mentre lui era in vita: fu avviata subito dopo la sua morte e la canonizzazione, su uno sperone all'estremità occidentale della città, per accogliere il suo corpo. Due chiese sovrapposte, quella inferiore raccolta e in penombra, quella superiore alta e luminosa, e la cripta con la tomba, dove i pellegrini si fermano più a lungo. Le pareti raccontano la sua vita per immagini, in cicli di affreschi che segnano una svolta nella pittura italiana; l'insieme dei luoghi francescani di Assisi è patrimonio dell'umanità.

Tutti questi punti sono cuciti insieme dalla Via di Francesco, il cammino che attraversa l'Umbria toccando i luoghi della sua vita e che ogni anno porta ad Assisi migliaia di persone a piedi. Non serve percorrerla per intero: anche una sola tappa, magari il tratto che sale verso l'Eremo o quello che dalla valle risale in città, restituisce una prospettiva che in auto si perde.

La memoria di Francesco torna ogni anno il 4 ottobre, quando Assisi lo celebra come patrono d'Italia. Per il programma delle celebrazioni e gli accessi fate riferimento ai canali ufficiali dei santuari e del Comune di Assisi.

Dormire dentro la geografia francescana

Le Querce di Mamre è in campagna vicino a Rivotorto: da qui la Basilica di San Francesco dista circa 7 km, la Porziuncola circa 6 e l'Eremo delle Carceri circa 9. Scriveteci per organizzare il vostro soggiorno con calma.